Gestire team, sfide e routine in project management (anche in remoto)
Ogni transizione di carriera porta con sé dubbi, sfide, opportunità. Nel mio percorso dal lavoro manuale fino al project management, ho conosciuto da vicino la fatica di reinventarmi, la difficoltà di far riconoscere il vero valore del mio contributo in azienda, la necessità di gestire obiettivi ambiziosi senza perdere me stesso. Ho affrontato anche il salto dal mondo dell’officina alla vita d’ufficio e, soprattutto, quella del lavoro in remoto, imparando che il vero cambio di passo nasce dall’equilibrio tra crescita, benessere e relazioni.
La mia storia: officina, ufficio e lavoro da remoto
Vengo da un contesto diverso: per anni il mio mondo era quello di mani sporche di gomma, scambi veloci tra colleghi, ritmi altissimi e una squadra vera. Quell’energia mi ha accompagnato nel passaggio all’ufficio, dove stare seduto era la mia frustrazione più grande. Negli ultimi anni, però, la svolta: prima grafico, poi web designer e, infine, project manager. Ho vissuto la gestione del team dal vivo, in open space milanesi, e poi da remoto.
Lavorare da casa, per me, è stato all’inizio un salto complesso: mi mancavano il contatto umano, i piccoli rituali collettivi, la voce che gira – insomma, quella “presenza” che in remoto sbiadisce. Ho dovuto imparare a costruire una routine efficace, a gestire le energie, a portare la positività nel team anche tramite uno schermo. Ho capito che anticipare le esigenze e mantenere vivi i rapporti, anche con chiamate frequenti o semplici messaggi, fa la differenza per chi guida un progetto. Ed è proprio grazie all’adattamento continuo che oggi sento di aver trovato il mio equilibrio.
I miei consigli concreti (da manager e smart worker)
- Costruire una routine che funziona per me
Riuscire a gestire il lavoro in remoto richiede ritualità e flessibilità. Ogni mattina mi sveglio presto, esco per una passeggiata e poi ricreo la “scena d’ufficio” anche tra le mura di casa. Ho imparato a stabilire pause, a mantenere momenti di socialità anche virtuale e a organizzare la giornata per evitare dispersione. Il segreto? Scansionare il tempo fra momenti di massimo rendimento e altri di recupero, adattando gli obiettivi ai miei ritmi reali. - Imparare a comunicare il proprio valore
La fatica più grande, per me, è stata far comprendere a colleghi e stakeholder la reale importanza del mio lavoro. Ho dovuto allenarmi a trasformare gli obiettivi e i risultati in storie concrete, a dare numeri e esempi, a gestire le critiche a freddo. Ricevere un feedback può mandarmi in down, ma ho imparato a prenderlo come occasione di crescita. Analizzo la situazione, rifletto e torno sempre con maggiore lucidità e apertura. - Scegliere l’ambiente dove posso davvero crescere
Il luogo di lavoro, fisico e mentale, fa la differenza: preferisco ambienti dinamici, aperti all’innovazione, in cui è naturale sperimentare e confrontarsi. Dove il clima è sterile o troppo statico, non riesco a esprimere il meglio di me. Per questo, ogni anno mi sono misurato con contesti nuovi, strumenti digitali e team che mi permettessero di portare idee e soluzioni, sentendomi sfidato ma anche supportato.
Checklist della mia “giornata tipo” in lavoro remoto
- Mi sveglio presto e dedico la prima ora a me stesso: passeggiata, caffè, pensieri liberi prima di accendere il computer. Questo mi aiuta a “staccare” dal loop digitale e iniziare la giornata con energia.
- Preparo una lista di task: scrivo i tre obiettivi principali della giornata e piccoli passi intermedi realistici. Non tutto può essere completato, ma sapere dove puntare mi fa sentire attivo e non dispersivo.
- Dedico uno spazio fisico solo al lavoro, anche se si tratta solo di una scrivania ben illuminata: questo semplice gesto mi permette di “dividere” mentalmente casa e ufficio, aiutandomi a staccare quando serve.
- Pianifico, con onestà, delle pause vere: ogni due ore mi alzo, ascolto musica, mi muovo o mando un messaggio amichevole a un amico o un collega. Le pause sono il mio antidoto contro lo stress e la perdita di focus.
- Programmo almeno una call con un membro del team al giorno: anche informale, anche breve, serve a mantenere il senso di squadra e a “sentirsi parte” del progetto, non solo numeri in una tabella.
- Tengo traccia dei piccoli successi: una nota sul telefono, una mail ricevuta, anche solo un feedback positivo. Sono la motivazione che, nei momenti di fatica, mi ricorda quanto posso fare e quanto ho già fatto.
- Mi alleno a gestire anche le critiche: mi prendo sempre qualche minuto per “incassare”, analizzare e, invece di chiudermi, cerco di riaprirmi al confronto, ponendo domande e ascoltando davvero.
- Mi chiedo, ogni tanto, come sto nel posto dove lavoro: c’è innovazione? C’è confronto? Se comincio a sentirmi “chiuso”, cerco nuovi stimoli, una formazione extra o un cambio di scenario.
Le mie FAQ
Come farti sentire meno isolato lavorando da remoto?
Riempire la giornata di piccoli momenti di socialità aiuta tantissimo: chiamate rapide, messaggi vocali, anche solo qualche battuta nelle chat. Non limito i rapporti ai meeting ufficiali, ma cerco scambi spontanei, anche fuori orario.
Come gestisci le critiche senza perdere motivazione?
Accolgo il “down” come naturale. Analizzo, rifletto e non rispondo mai a caldo. Prendo la critica come occasione vera di verifica, distinguendo fra chi parla del lavoro e chi, invece, giudica la persona (questo è fondamentale).
Come mantieni alta la motivazione nel lavoro da casa?
Mi dò obiettivi giornalieri, ricompense piccole e costanti, e celebro ogni piccolo successo: una task finita, una bella call, una mail che mi gratifica. Cambio strumenti spesso, provo cose nuove e mi dedico ogni tanto a qualcosa che mi appassiona.
Come scegli dove lavorare e crescere?
Valuto sempre il grado di innovazione, apertura mentale, confronto del contesto dove sono. Se sento che il clima è troppo statico o chiuso, cerco subito di inserirci stimoli, strumenti nuovi o, se serve, cambio aria.
Conclusione
Se anche tu stai vivendo una transizione di carriera, stai affrontando il remote working o hai dubbi sulla gestione del team, la mia esperienza può aiutarti. L’equilibrio si costruisce ogni giorno: serve flessibilità, ascolto, capacità di comunicare davvero, insistenza nel volersi migliorare.
Non è sempre facile, ma ogni passo avanti è frutto di scelte umane e di una visione che include sia la performance sia il benessere personale. Se ti rivedi in questa storia, vuoi parlarne o ti serve confronto professionale e pratico, sono qui: il dialogo è la vera chiave per crescere.